Blog di informazione su temi assicurativi
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Tra i consulenti e tra coloro che svolgono attività specialistiche capita a volte di incontrare una convinzione che potrebbe sembrare logica ma che invece potrebbe, se non analizzata correttamente, creare problemi. Ed è questa:"Non essendo iscritto a un albo professionale, non ho l'obbligo di stipulare una polizza di responsabilità civile professionale."
Dal punto di vista strettamente normativo, in molti casi può essere vero. Ma questa considerazione rischia di far perdere di vista un aspetto fondamentale: l'esistenza del rischio non dipende dall'iscrizione all'albo professionale.
La responsabilità nasce dall'attività che si svolge e dalle conseguenze che un eventuale errore può provocare.
Pensiamo, ad esempio, a un consulente che assiste un'azienda in materia di sicurezza sul lavoro, a un tecnico che redige una relazione, a un professionista che fornisce valutazioni o pareri specialistici.
Anche quando l'attività esercitata non richiede necessariamente l'iscrizione a un ordine professionale, un errore può comunque generare un danno economico importante per il cliente.
E quando esiste un danno, può esistere anche una richiesta di risarcimento.
È importante distinguere due concetti.
Da una parte esistono le professioni ordinistiche, per le quali la normativa prevede anche specifici obblighi assicurativi.
Dall'altra parte esistono numerose attività di consulenza che possono essere svolte senza iscrizione a un albo ma che comportano comunque responsabilità nei confronti del cliente.
In questi casi la domanda da porsi non è:
"Sono obbligato ad assicurarmi?"
La domanda davvero importante è:
"Quali conseguenze economiche potrebbe avere un mio errore?"
Troppo spesso si considera la polizza professionale come un semplice adempimento.
In realtà dovrebbe essere vista come uno strumento di tutela del proprio patrimonio, della propria attività e della propria reputazione.
Un errore professionale può verificarsi anche dopo molti anni, può riguardare importi significativi e comportare spese legali rilevanti.
Essere adeguatamente assicurati significa poter affrontare queste situazioni con maggiore serenità.
Quando si valuta una copertura assicurativa, la prima domanda non dovrebbe riguardare l'esistenza o meno di un albo professionale.
Bisognerebbe chiedersi:
Quali responsabilità derivano concretamente dall'attività che svolgo ogni giorno?
Solo partendo da questa analisi è possibile individuare una soluzione realmente coerente con il proprio profilo professionale.
Perché il rischio non guarda il tesserino di un ordine professionale: guarda gli effetti che un errore può avere sulla vita e sull'attività dei propri clienti.
Un altro aspetto spesso trascurato riguarda la corretta valutazione dell'entità del rischio.
Un errore professionale può infatti generare conseguenze economiche rilevanti. Il danno provocato a un cliente, a un'azienda o a un terzo può raggiungere importi difficili da prevedere.
Proprio per questo le polizze di responsabilità civile prevedono la scelta di un massimale, cioè l'importo massimo che la Compagnia si impegna a risarcire in caso di sinistro.
La scelta del massimale non dovrebbe quindi essere guidata soltanto dal costo della copertura, ma da una valutazione concreta dell'attività svolta, del tipo di incarichi assunti e delle possibili conseguenze di un errore.
Se il danno supera il limite previsto dalla polizza, la parte eccedente rimane infatti a carico del responsabile, che può essere chiamato a rispondere con il proprio patrimonio personale.
Un aspetto che spesso viene sottovalutato riguarda il rapporto con la propria polizza.
Molti consulenti e titolari di attività, dopo aver sottoscritto una copertura di responsabilità civile, difficilmente tornano a leggere le condizioni contrattuali. Alcuni si affidano completamente al proprio consulente assicurativo, confidando giustamente nella sua competenza.
Ma la consapevolezza del rischio rimane un elemento fondamentale.
Non è necessario conoscere ogni dettaglio tecnico di una polizza, ma è importante sapere almeno quali attività sono coperte, quali sono le eventuali esclusioni, quale massimale è stato scelto e se quella protezione è ancora coerente con l'attività svolta nel tempo.
Una polizza dovrebbe essere considerata come uno scudo a protezione del proprio lavoro e del proprio patrimonio.
Ma uno scudo troppo piccolo, o che lascia scoperte alcune parti importanti, potrebbe non offrire la protezione che si immagina di avere.
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