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Polizza di responsabilità civile: non basta averla. Anche chi non è iscritto a un albo deve conoscere il proprio rischio e la propria protezione.

Tra i consulenti e tra coloro che svolgono attività specialistiche capita a volte di incontrare una convinzione che potrebbe sembrare logica ma che invece potrebbe, se non analizzata correttamente, creare problemi. Ed è questa: " Non essendo iscritto a un albo professionale, non ho l'obbligo di stipulare una polizza di responsabilità civile professionale ." Dal punto di vista strettamente normativo, in molti casi può essere vero. Ma questa considerazione rischia di far perdere di vista un aspetto fondamentale: l'esistenza del rischio non dipende dall'iscrizione all'albo professionale. La responsabilità nasce dall'attività che si svolge e dalle conseguenze che un eventuale errore può provocare. Pensiamo, ad esempio, a un consulente che assiste un'azienda in materia di sicurezza sul lavoro, a un tecnico che redige una relazione, a un professionista che fornisce valutazioni o pareri specialistici. Anche quando l'attività esercitata non richiede neces...

Io sono coperto su tutto?

Quante volte noi assicuratori ci siamo sentiti dire dal nostro interlocutore che lui/lei è assicurato su tutto, oppure sono coperto su tutto quello che può succedere in caso di incendio, infortunio ecc.? E' possibile, intendo dire, esiste una polizza che ci assicura su tutto?  Naturalmente no. Chiunque vi dica il contrario mente sapendo di mentire. Le polizze sono contratti. E nei contratti si stabiliscono delle clausole entro le quali si muove tutta la copertura prevista. E fra queste ci sono i rischi esclusi. Questi sconosciuti.  E già perché spesso a questa parte della polizza non si dà la giusta importanza e ci si fida per lo più di quanto ci viene detto dell'assicuratore. Il quale però non è garantito che vada ad elencare proprio tutte le caratteristiche della polizza e anche se lo facesse siamo sicuri che passata una settimana, un mese o un anno di ricordarci proprio tutto quello che ci è stato illustrato? Certamente lui potrà rispondere alle vostre domande e vi darà un ...

Polizza catastrofale: cosa cambia nel 2025 e perché riguarda tutti noi

È finito il tempo in cui, dopo ogni disastro naturale, si aspettava che lo Stato arrivasse a coprire i danni. Quel modello — fatto di emergenze, stanziamenti straordinari e lunghe attese — non regge più.
Oggi la parola chiave è responsabilità condivisa. E la nuova polizza catastrofale obbligatoria per le imprese ne è la prova concreta.

Dalla Legge di Bilancio 2024 fino al Decreto del 30 gennaio 2025, n.18, pubblicato in Gazzetta Ufficiale a febbraio, l’Italia ha compiuto un passo importante: ha stabilito che le imprese devono assicurarsi contro i grandi eventi naturali — sismi, alluvioni, frane.
Un cambiamento che va ben oltre la burocrazia: è l’inizio di un nuovo modo di pensare la prevenzione.


Perché questa norma cambia le regole del gioco

L’obiettivo del governo è chiaro: non si può continuare a ricostruire ogni volta tutto da capo, con risorse pubbliche che non bastano mai.
Le imprese, grandi o piccole, fanno parte del tessuto economico del Paese e, in un certo senso, del suo sistema di sicurezza. Proteggere il proprio patrimonio non è più una scelta “facoltativa”: è un dovere verso sé stessi, i lavoratori e la collettività.

Con il decreto attuativo, la copertura contro i rischi catastrofali diventa obbligatoria per tutte le imprese iscritte al Registro delle Imprese, ad eccezione del settore agricolo (che segue regole diverse).
Le scadenze sono scaglionate:

  • Grandi imprese  per queste è già scattato a marzo,

  • Medie imprese entro ottobre 2025,

  • Piccole e microimprese entro dicembre 2025.

Un percorso graduale, che consente a tutti di adeguarsi ma che non lascia spazio ai rinvii infiniti cui eravamo abituati.


Cosa copre la polizza

La “Cat Nat”, come viene chiamata nel linguaggio assicurativo, serve a coprire danni materiali e diretti provocati da eventi naturali di grande intensità.
In concreto, copre fabbricati, impianti, macchinari, merci e scorte danneggiati da un terremoto, un’alluvione o una frana.

Il decreto prevede anche limiti massimi alle franchigie, per evitare che le imprese si ritrovino con coperture solo teoriche.
Restano invece escluse, salvo specifiche estensioni, le perdite dovute all’interruzione dell’attività: un aspetto su cui sarà importante che le aziende si informino bene al momento della stipula.


Cosa succede a chi non si assicura

Non è solo una questione di buon senso o di “mettersi in regola”.
Il decreto assegna all’IVASS il compito di vigilare, e in caso di mancata copertura sono previste sanzioni amministrative anche pesanti.
Ma c’è un’altra conseguenza meno visibile e forse più seria: chi non ha una polizza catastrofale potrebbe non accedere a contributi o agevolazioni pubbliche in caso di calamità o per determinati bandi.

In pratica, chi sceglie di non assicurarsi si mette automaticamente fuori gioco da un pezzo importante del sistema di sostegno economico.
Un cambio di logica profondo: d’ora in avanti, lo Stato non interverrà più “a tappeto” per coprire tutto e tutti, ma sosterrà chi ha dimostrato di aver fatto la propria parte.


Una rivoluzione silenziosa nella cultura del rischio

Forse la cosa più interessante di questa riforma non è la parte tecnica, ma quella culturale.
L’Italia è un Paese fragile — lo sappiamo bene — ma troppo spesso la prevenzione è rimasta solo una parola buona per i convegni.
Oggi invece si sta affermando una nuova mentalità: quella secondo cui la prevenzione non è solo compito dello Stato, ma di ciascun cittadino e di ogni impresa.

Il modello è simile a quello adottato in altri Paesi europei, dove assicurarsi contro i disastri naturali è la norma da decenni.
In Francia, ad esempio, la copertura catastrofale è automatica e collettiva; in Spagna esiste un fondo pubblico-privato che interviene in modo coordinato.
L’Italia, finalmente, si muove in quella direzione, cercando un equilibrio tra libertà d’impresa e responsabilità comune.


Cosa fare subito (anche per le PMI)

Per le grandi aziende il percorso è già partito, ma anche le PMI devono iniziare a muoversi.
Il consiglio è semplice:

  1. Verificare l’obbligo in base alla propria dimensione e settore.

  2. Confrontare più preventivi, valutando massimali, franchigie e clausole di esclusione.

  3. Conservare la documentazione della polizza: sarà necessaria in caso di controlli o per accedere a fondi pubblici.

  4. Informarsi sulle estensioni facoltative, come la copertura per interruzione d’attività o per costi di ricostruzione.

Non è un passaggio solo “assicurativo”, ma un vero investimento in stabilità aziendale.


Dalla reazione alla prevenzione

La polizza catastrofale non è la soluzione a tutti i problemi, ma è un primo passo verso una nuova idea di sicurezza.
Fino a ieri, ci si muoveva solo dopo l’emergenza.
Oggi, finalmente, si comincia a parlare di preparazione: di scelte fatte prima, non dopo il disastro.

Il rischio zero non esiste, ma un Paese che impara a condividere il rischio — tra Stato, imprese e cittadini — è un Paese più forte.
E se davvero, come annunciato dal governo, si arriverà in futuro a un obbligo anche per le famiglie, allora potremo dire di aver imboccato la strada giusta: quella della consapevolezza e della responsabilità.


Fonti:
D.M. 30 gennaio 2025, n.18 – G.U. 27 febbraio 2025
Legge di Bilancio 2024, art. 1, commi 101–111
IVASS – Report 2025 sulle coperture catastrofali
ANIA – Linee guida per le imprese (2025)

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