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Polizza di responsabilità civile: non basta averla. Anche chi non è iscritto a un albo deve conoscere il proprio rischio e la propria protezione.

Tra i consulenti e tra coloro che svolgono attività specialistiche capita a volte di incontrare una convinzione che potrebbe sembrare logica ma che invece potrebbe, se non analizzata correttamente, creare problemi. Ed è questa: " Non essendo iscritto a un albo professionale, non ho l'obbligo di stipulare una polizza di responsabilità civile professionale ." Dal punto di vista strettamente normativo, in molti casi può essere vero. Ma questa considerazione rischia di far perdere di vista un aspetto fondamentale: l'esistenza del rischio non dipende dall'iscrizione all'albo professionale. La responsabilità nasce dall'attività che si svolge e dalle conseguenze che un eventuale errore può provocare. Pensiamo, ad esempio, a un consulente che assiste un'azienda in materia di sicurezza sul lavoro, a un tecnico che redige una relazione, a un professionista che fornisce valutazioni o pareri specialistici. Anche quando l'attività esercitata non richiede neces...

Io sono coperto su tutto?

Quante volte noi assicuratori ci siamo sentiti dire dal nostro interlocutore che lui/lei è assicurato su tutto, oppure sono coperto su tutto quello che può succedere in caso di incendio, infortunio ecc.? E' possibile, intendo dire, esiste una polizza che ci assicura su tutto?  Naturalmente no. Chiunque vi dica il contrario mente sapendo di mentire. Le polizze sono contratti. E nei contratti si stabiliscono delle clausole entro le quali si muove tutta la copertura prevista. E fra queste ci sono i rischi esclusi. Questi sconosciuti.  E già perché spesso a questa parte della polizza non si dà la giusta importanza e ci si fida per lo più di quanto ci viene detto dell'assicuratore. Il quale però non è garantito che vada ad elencare proprio tutte le caratteristiche della polizza e anche se lo facesse siamo sicuri che passata una settimana, un mese o un anno di ricordarci proprio tutto quello che ci è stato illustrato? Certamente lui potrà rispondere alle vostre domande e vi darà un ...

Pianificare i risparmi in questo periodo d'incertezza

Essere previdenti significa anche pensare a come risparmiare. Ma cosa significa oggi questa parola?



Perché se una volta si poteva anche con poco creare un salvadanaio utile per le emergenze oggi non è più così come prima. Una volta gli stipendi si regolavano in base all'inflazione bene o male, oggi invece come sappiamo tutti gli stipendi sono fermi da almeno trent'anni, mentre nel resto d'Europa sono saliti del 33% (fonte Ocse) in Italia i salari reali sono addirittura scesi di circa  il 3%.

Come sappiamo tutti in Italia però abbiamo il più alto livello di risparmio, gran parte di questi soldi sono investiti nel mattone, ma ce n'è una quota importante che rimane infruttifero nei conti correnti degli italiani.  

Sono soldi che non lavorano, anzi stanno poco alla volta perdendo il loro potere d'acquisto, perché c'è una sanguisuga che sottrae ad essi la linfa vitale. Questa sanguisuga si chiama inflazione. E non solo questo. Nel tempo entra in gioco anche un'altra figura vampiresca che si chiama svalutazione monetaria. Questi due elementi sono un vero e proprio salasso a spese delle somme giacenti nei conti correnti. 

In pratica lasciando i soldi in banca lentamente questi soldi perdono il loro valore. 

Tenete a mente questo dato di fatto.

Ora veniamo alla soluzione del problema. 

Che fare quindi per evitare questo stato di cose?

Bisogna far entrare in campo i giocatori migliori che abbiamo in panchina, altrimenti rischiamo di perdere la partita. 

E come? Semplicemente risparmiando o investendo. Attenzione ho detto risparmiando o investendo, non speculando. Le tre cose non sono interscambiabili. O si usa la prima strategia o la seconda o la terza ma quest'ultima è piena di insidie e di problemi. 

Quindi risparmio o investimento. Come? In questo blog ho già risposto alla domanda così: "cum grano salis", ossia con criterio. 

Vediamo come. 

Le strade sono fondamentalmente due. Molto dipende dalla persona e dal tempo che questa ha a sua disposizione. Si perché quando parliamo di risparmio in genere parliamo di somme da mettere da parte poco alla volta, vale a dire parliamo del salvadanaio per intendersi, mentre quando parliamo di investimento intendiamo piuttosto spostare una somma che potrebbe anche essere importante che giace inerme sul proprio conto corrente e farla scendere in campo investendola perché possa generare profitto.

A questo punto le due strade diventano più concrete.

Da una parte abbiamo il risparmio graduale, dall’altra l’investimento immediato.

Nel linguaggio finanziario e assicurativo queste due modalità prendono nomi ben precisi: si chiamano PAC e PIC.

Il PAC (Piano di Accumulo del Capitale) è la soluzione più adatta a chi vuole costruire nel tempo il proprio capitale, senza esporsi in maniera significativa alle oscillazioni dei mercati.
Funziona in modo semplice: si versa una somma periodica (mensile, trimestrale, ecc.) e si entra nei mercati un po’ alla volta.

Questo approccio ha due grandi vantaggi.
Il primo è psicologico: non serve avere subito una grossa disponibilità.
Il secondo è tecnico: si riduce il rischio di entrare sui mercati nel momento sbagliato, perché si “spalma” l’investimento nel tempo.

È, in sostanza, il salvadanaio evoluto dei giorni nostri.

Dall’altra parte troviamo il PIC (Piano di Investimento del Capitale), che rappresenta invece la scelta di chi dispone già di una somma importante e decide di metterla subito al lavoro.

In questo caso il capitale viene investito in un’unica soluzione, con l’obiettivo di cogliere le opportunità offerte dai mercati nel medio-lungo periodo.

È una strategia più diretta, che può essere efficace soprattutto quando si ha una visione temporale adeguata e una buona tolleranza alle oscillazioni.

Qual è la scelta migliore?

Non esiste una risposta valida per tutti.

La scelta tra PAC e PIC dipende da diversi fattori:
la disponibilità iniziale, l’orizzonte temporale, gli obiettivi personali e, non da ultimo, la propria tranquillità nel gestire le variazioni dei mercati.

In molti casi, la soluzione più efficace è una combinazione delle due strategie:
una parte del capitale viene investita subito, mentre un’altra viene destinata a un piano di accumulo.

Quello che conta davvero è non restare fermi.

Perché, come abbiamo visto, lasciare i soldi sul conto corrente non è una scelta neutrale: è una perdita silenziosa che agisce nel tempo.

Arrivati a questo punto, la riflessione forse più utile è proprio questa: non lasciare che i risparmi restino senza una direzione.

Anche piccoli passi, se fatti con criterio, nel tempo possono fare una differenza concreta.

PAC e PIC sono semplicemente strumenti: ciò che conta davvero è trovare la soluzione più coerente con la propria situazione, i propri obiettivi e la propria serenità.

Se questi temi le suscitano qualche domanda o curiosità, può essere utile approfondirli con calma, valutando le diverse possibilità con un approccio consapevole.

Perché pianificare, in fondo, significa proprio questo: prendersi cura oggi di ciò che sarà importante domani.

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